lunedì 12 ottobre 2026

Si ci siamo proprio fatti prendere la mano. E nel suo caso, la faccia

 

La domanda che ti ho fatto era ovviamente retorica. Perché come avrai immaginato da lì a poco, dal momento della spermata sul suo bel viso, lei stessa è tornata sull’argomento. Onestamente non avrei creduto che una donna così timida, inizialmente così ritrosa, alla fine avesse voglia di azzardare tanto. Ma evidentemente una volta abbattuta la diga della decenza, si può non soltanto immaginare di tutto, ma fare proprio tutto.

Questa volta te lo confesso con un certo disagio, ma ti posso confermare che da lì a poco ho pensato seriamente di organizzarle quello che in gergo si chiama bukkake.

Noi, come sai, ci sentivamo un giorno si e un giorno no, al telefono e in videochiamata; e ogni volta si tornava sempre al solito argomento. Sicuramente eccitante, estremamente trasgressivo, ma difficile da organizzare soprattutto se non hai alcuna intenzione ad iscriverti a qualche club per scambisti. Oltretutto lei è sempre stata molto chiara. Ero il io il suo scopatore e gli altri li avrebbe voluti soltanto per offrirmi il suo viso ancor più dipinto. Quindi una complicazione in più. Davanti ad una donna così, chi si sarebbe limitato a regalarle il suo sperma senza avere la tentazione di penetrarla?

Quindi mi diedi da fare per trovare l’eventuale luogo del bukkake – e lo trovai anche in poco tempo nella periferia della mia città, in un luogo abbandonato e fortunatamente nemmeno frequentato da balordi – e soprattutto le persone, si spera, di decente aspetto, che avrebbero avuto il compito di “pitturarla”. Da questo punto di vista i forum dei frequentatori -  e ancor più degli aspiranti frequentatori dei privè - mi furono di grande aiuto.

A fronte delle sue fantasie (“almeno dieci”), di affidabili – o almeno tra quelli che immaginavo affidabili - riuscii contattarne tre. Vedendo le loro foto, non mi fecero una grande impressione. Tre persone normalissime, né belle né brutte, uno probabilmente sui sessant’anni, un altro un possibile trentenne; ed infine un ragazzo decisamente molto giovane. Un ragazzino spererei almeno diciottenne. Li sentii telefonicamente e li trovai tutti molto gentili ed altrettanto imbarazzati, anche se erano più che consapevoli di quello che avrebbero dovuto  fare.

Imbarazzo che dimostrava anche lei, ma era tale la foia che dimostrava ogni volta che le prospettavo il bukkake, che in qualche modo lo ricacciava dentro di sé.

Quindi organizzai un lunedì nel tardo pomeriggio, uno dei giorni più smorti della settimana, giorno in cui lei, con il solito pretesto, riusciva ad allontanarsi da casa.

I pittori, che tra loro non si conoscevano affatto, sarebbero venuti con le loro auto nel luogo dell’appuntamento, un po’ distanti dalla nostra auto. Di modo da darci tutto il tempo per fare le nostre cose, che questa volta sarebbero state fatte nei pressi del muretto della struttura. Loro avrebbero guardato a distanza prima di intervenire. Insomma, avevamo assoldato anche dei guardoni. La cosa – farci guardare mentre facevamo sesso - tempo fa avrebbe infastidito sia me che lei, ma questa volta -  sarà stato per il giochetto promesso – davvero nessun imbarazzo.

Arrivati con l’auto, ci guardammo intorno. C’erano solo due auto e un motorino, quello del ragazzo, a circa venti metri; e nessun altro.

Ci guardammo seri seri in faccia e poi uscimmo velocemente verso il muretto. Lì, altrettanto velocemente, la presi e iniziai a levarle le mutandine. Rimase nuda sotto, soltanto con la camicetta tutta aperta che lasciava scoperti i seni. Fu un attimo penetrarla contro il muro. Intanto mentre le penetravo e lei ansimava sempre di più, mi arrivavano le immagini dei tre che, guardandoci, si stavano segando. La scopavo in piedi contro il muro, ma lei si meritava anche altro. La girai con forza e tenendole la testa piegata, le allargai le natiche e le sibilai: “adesso ti tocca dietro, troia”.

Aveva un gran bel culo. Era un culo vergine. Quindi feci un grande sforzo per non spingere troppo. Fu fantastico sentire affondare nel buchino stretto mentre lei si dimenava dicendomi con voce roca: “continua, sfondami, continua”.

Da lì a poco sentii che non avrei resistito a lungo. Mi voltai verso le auto e il motorino, feci un cenno e loro si avvicinarono lentamente. Mentre io, a quel punto, tolsi velocemente il cazzo dal suo buchino e la misi in ginocchio. Lei sapeva cosa sarebbe successo. Prima i miei schizzi che la presero in mezzo agli occhi, sulla fronte e sulla bocca. In quel momento, fui abbastanza lucido da allontanarmi un po’ per far avvicinare il primo pittore. Ero stravolto e lo vidi appena. Il primo, il sessantenne, con lo sguardo fisso nel vuoto, mentre con la mano se lo sbatteva. “Vai”, gli dissi.

Lui con gli occhi sbarrati, quasi zoppicando, incerto, si avvicinò a lei, che era sempre in ginocchio, con gli occhi semi chiusi, e le appoggiò il cazzo un po’ moscio sulla fronte, sgocciolandole il suo sperma. Poi sempre con gli occhi sbarrati si allontanò velocemente guardandola in viso.

Era il turno del trentenne, anche lui con gli occhi sbarrati, ma più aggressivo. Mentre se lo menava, avvicinandosi sempre più, sussurrava “troia ti riempio troia troia”. La prese per i capelli, le piantò il cazzo proprio di fronte alla bocca, un urlo incomprensibile e via altri schizzi la presero in piena faccia. Il trentenne, dopo averla sborrata, a differenza dell’altro più anziano, rimase un bel po’ a guardarla, con uno sguardo ancora tipico di una persona infoiata. Effettivamente vederla così, tutta impiastricciata di una crema biancastra, seria seria, con gli occhi semi chiusi, non avrebbe lasciato indifferente l’uomo più casto e puro della terra.

E poi si presentò il ragazzo, che quasi spinse via il trentenne.

Ragazzo, con sguardo deciso, che si menava altrettanto deciso, senza fare smorfie. E con altrettanta decisione, prendendola per la testa, glielo ficcò in bocca. Venendo così meno alla promessa fatta.

Lei però non lo rifiutò e iniziò a succhiarglielo con altrettanta foga. A quel punto, non sapevo se essere incazzato, geloso o ancor più eccitato. Davvero non sapevo che fare e cosa pensare. Mi limitai a guardarli, fino a quando lui, venendo meno a quel fare da uomo deciso, iniziò a tremare e quasi sussurrando un “vengo vengo”, lo tolse dalla sua bocca proprio mentre partivano gli schizzi, abbondanti, molto abbondanti, che le riempirono la bocca e anche gli occhi e la fronte.

Alla fine vidi tutti e tre, come inebetiti, che osservavano incessantemente la mia lei, con qualcuno che continuava a dire a mezza voce “che troia, che grandissima troia”.

Lei, era rimasta lì ferma, tremante, con gli occhi tutti coperti di sborra. Ma si capiva che non tremava di paura o di freddo o di vergogna. Tremava di piacere.

venerdì 27 marzo 2026

Questo gioco ci ha preso la mano

 

Ora ti racconto tutto com’è andata. In un certo senso dovrei pure vergognarmi, ma in fondo in fondo sono sempre state cose vissute con piena consapevolezza e non abbiamo fatto male a nessuno.

Mi conosci bene – almeno spero – e sai che ho sempre avuto le mie fissazioni, soprattutto quando  ho avuto a che fare con una donna. E in questo caso, lo ammetto, ho avuto l’opportunità di dare sfogo a tutte le mie piccole perversioni. Ammesso che si possano chiamare perversioni.

In sostanza, dopo molto tempo, forse più di un anno, sono tornato nella chat che tu conosci bene.

Faccio i miei primi approcci, sempre senza esagerare, sempre con un certo stile, anche se perennemente con quel che di piccola marpioneria. Apparentemente innocua.

Insomma, mi imbatto in un nick molto ordinario, ma con una descrizione interessante, come se fosse di una donna gentile, ma un po’ inquieta. Contattata, non senza difficoltà, l’impressione mi si è rivelata vera. Ci siamo descritti, ci siamo raccontati un po’ e scopro che lei è sposata, un po’ insoddisfatta sessualmente – anche se non l’ha mai ammesso esplicitamente – probabilmente perché il marito non la dominava come desiderava. Dominazione soltanto in relazione all’atto sessuale.

Anche questa volta ho faticato a farmi dire qualcosa riguardo i suoi desideri sessuali autentici, ma dai e dai – senza troppo assediarla – pian piano si è confessata. E io, da par mio, ne ho approfittato subito.

Non ricordo bene come sia venuto fuori ma questa bella signora – mi aveva fatto vedere una sua foto – era molto ma molto curiosa di sapere come vive una prostituta. Io, di conseguenza,  discutendo di       questa sua curiosità non ho usato il termine prostituta. Con lei ho usato subito il termine puttana e troia. E questo l’ha eccitata immediatamente. Non vedeva l’ora di essere trattata proprio come una puttana.

Da quel momento ho voluto capire meglio dove potevo arrivare e quindi, sempre con molta esitazione da parte sua, siamo passati al sesso virtuale – che, è vero, è triste, ma in certi casi ti apre le porte a qualcosa di ben più consistente.

Sesso in chat, ovvero masturbazione pura e semplice. Con mia richiesta di farlo al telefono o con webcam.

Inizialmente non ne voleva sapere. Poi con un sesso virtuale sempre più osceno, più duro, si è decisa almeno a farlo telefonicamente. Aveva una bellissima voce e più le dicevo oscenità lei mi rispondeva, ansimando sempre di più.

Ovviamente la virtualità non mi bastava. Deve essere la premessa a qualcosa di più. Ricordando la sua curiosità sulla vita delle puttane, le feci la proposta: “E se facessimo il gioco della puttana? Vengo dalle tue parti, mi porto dietro minimo 50 euro e appena ti vedo ci appartiamo. Tu mi fai – minimo – una sega, e ti do le 50 euro. Ci stai?”.

Una donna qualsiasi si sarebbe offesa a morte, ma – era intuibile – lei per niente. Anzi non aspettava altro che fare il gioco della puttana. Non perché fosse una puttana, ma perché voleva farsi dominare.

Fissammo un sabato, quando sapeva di non avere il marito tra i piedi.

Presi il treno la mattina presto e mi presentai in stazione, ovviamente eccitato ma anche un po’ preoccupato che l’aspetto reale di questa signora non fosse come la bella donna che avevo visto in foto.

La vidi da lontano e tirai un sospiro di sollievo. Era anche più bella. Un bel viso, un corpo forse leggermente appesantito ma pur sempre scopabilissimo.

Presentazione con un sorriso – lei appena accennato, si vedeva il suo imbarazzo estremo – e poi subito le dissi: “ti offro volentieri un aperitivo o un caffè, ma prima abbiamo qualcosa da fare, vero?”.

Lei serissima, annuì e mi indicò la sua auto. Ci affrettammo ad entrare.

“Sono 50 euro per una sega, vero?”.

Lei rimase zitta, annuì, mi guardò seria seria. Poi, visibilmente agitata, mi mise la mano sulla patta dei pantaloni e sentì subito il mio cazzo pulsante.

Da lì a farmi un’autentica sega fu un attimo. Tutti e due stavamo attenti che nessuno ci guardasse, gli sguardi andavano all’esterno e poi tornavano al mio cazzo e alla sua mano, che andava su e giù sempre più forte. Fino agli schizzi finali, abbondanti che sporcarono sia i miei che i suoi pantaloni.

Un gran bell’orgasmo. Al che, sorridendo, le dissi: “però quanto spreco. Sarebbe stato molto meglio che la mia sborra fosse finita sul quel tuo bel faccino”. Lei: “effettivamente….”.

Poi uscimmo dall’auto seri seri, parlando del più e del meno, con meno imbarazzo rispetto a prima. Ma il tuo “effettivamente” mi era risuonato moltissimo. Tanto che al momento dei saluti le dissi: “Quel tuo effettivamente quando ti ho parlato della mia sborra sulla tua faccia mi è piaciuto molto, lo sai? Anzi mi ha proprio eccitato. Quindi sarà il caso di riparlarne”. Lei mi congedò con un sorriso. E nei giorni successivi ne riparlammo.

Lei, pur dopo il gioco della puttana, come ancora chiamavamo quella gran porcata che avevamo combinato, aveva sempre un atteggiamento riservato, paradossalmente quasi pudico. Fin tanto non ci scatenavamo al telefono.

Atteggiamento che però non la sottrasse al nuovo gioco. Gioco che questa volta richiedeva non soltanto 50 euro e una sega, ma qualcosa di più: la sborrata in piena faccia.

Tornai nella sua cittadina, due settimane dopo. Era un tempo da lupi, faceva freddo, pioveva e quindi appena la vidi ci rifugiammo subito nella sua auto. Questa volta però il gioco richiedeva una privacy ancora maggiore e quindi ci allontanammo di più dal centro abitato.

Ci siamo fermati in uno spiazzo, forse usato da altre coppie e quindi tornò subito a farmi una sega col mio cazzo che  rispetto la prima volta sembrava ancora più duro. Forse perché sapevo quello che le avrei fatto. Le dissi – ansimando sempre più forte – visto  continuava a segarmi: “Ora però tocca alla bocca e poi alla tua faccia”.

Così le misi la mano sulla nuca, le feci piegare la testa e lei obbediente, iniziò a succhiarmelo, inizialmente come incerta e poi sempre più forte, sempre di più.

Sentivo che stavo per venire, le tolsi il cazzo dalla sua bocca, al punto che la saliva si rovesciò sul suo vestito: “Ora abbassati e vieni verso di me, subito”. Mi alzai un po’, presi il cazzo in mano e lo misi di fronte al suo viso. Rosso, ansimante, serissimo, quasi impaurito.

E sborrai. Uno, due, tre schizzi. La presero in pieno sulla fronte, sulle guancie e uno le attraversò la bocca fino al naso.

Fu uno spettacolo vederla così. Dipinta del mio sperma bianco, mentre stava lì immobile ancora ansimando.

Le dissi: “Stai ferma voglio vederti così per un po’”. Lei annui, con gli occhi chiusi. Visto che altrimenti le sarebbe entrato dentro un fiotto di crema biancastra.

Poi, anche se vederla sborrata tutta in faccia continuava ad eccitarmi: “Va bene dai, non posso esagerare, dai pulisciti. Però trattata così da puttana, sei un dipinto bellissimo. Mi chiedo come saresti se fossero intervenuti anche altri pittori nel fare l’affresco”.

Lei a queste parole improvvisamente sorrise.

Poi tornammo verso la stazioni, senza troppo parlare, visto che lei non era mai stata troppo loquace.

Ci congedammo con un’altra mia provocazione: “Guarda che quando ho parlato dei pittori e dell’affresco parlavo seriamente. Sarebbe molto eccitante se ci fossero altri a sborrarti in faccia. Ovviamente oltre me. Che ne dici?”.

Lei mi lasciò con un “vedremo”.

Secondo me questo gioco della puttana ci ha preso la mano.

Che dici, sarà il caso che recluti qualche maschio interessato a ricoprirle la faccia?

sabato 20 dicembre 2025

"Prima tocca a me, poi lo faccio a te"

 

Ero arrivato col treno a Roma soltanto per incontrarla, per non più di un’ora. Mi aveva avvisato poco prima. Aveva appena terminato una visita a parenti e anche lei non poteva rimanere in città a lungo, era di passaggio, non aveva preso nessuna camera d’albergo, e quindi così di fretta, senza la possibilità di appartarci da qualche parte cosa avremmo potuto fare?

Probabilmente poco o nulla. Ma meglio poco, pochissimo piuttosto che continuare ancora a massacrarci di masturbazioni telefoniche o, se andava bene, guardandoci in video.

Lei sempre una donna carina, impeccabile, distinta, non si sarebbe detto che avesse una natura così disinvolta. Per usare un eufemismo.

Una donna conosciuta in una chat con caratteristiche neanche erotiche, semmai per incontri – in teoria -  di pura amicizia che avevo incontrato di persona soltanto un’altra volta, un anno prima e in situazione talmente pubblica che non avevamo potuto fare altro che promettere, sussurrandoci all’orecchio, le peggio cose.

Purtroppo la distanza delle nostre città e gli impegni familiari di lei non ci avevano mai permesso di concludere tutte le gran porcate che ci raccontavamo da oltre un anno.

Adesso, dopo esserci rivisti per la seconda volta, ci saremmo limitati ancora a sussurrare?

No, anche se non volevo essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico, non era il caso di limitarci.

Poco prima di scendere dal treno le mandai un messaggio: “Fatti trovare in un locale pubblico, tipo tavolino di un bar ma il più lontano possibile dagli altri”. E poi: “immagino tu abbia indossato la gonna come ti avevo detto”.

Lei mi rispose subito e mi disse dove era andata. L’erezione ce l’avevo già, ma quando la rividi ebbi un nuovo spasmo proprio lì, al cazzo.

Io, serio e con sorriso tirato: “Buonasera, quanto tempo….”.

Lei, rossa in volto, anche lei con un sorriso tirato: “E’ vero ne è passato, ma meno male che ci siamo sentiti……”

Il locale l’aveva scelto bene, non era molto affollato e il nostro tavolo era un po’ discosto dagli altri, fortunatamente distratti.

Appena seduti, le nostre gambe sotto il tavolo hanno iniziato a premere le une contro le altre fortissimo. Sempre più forte mentre ci guardavamo senza aprire bocca. Non so bene come fosse il mio viso, ma il suo era paonazzo e le vedevo il respiro sempre più affannato.

Mi limitai a dire: “Adesso però di più”.

Allora lei si tolse velocemente la scarpa e, guardandosi intorno, iniziò a premere il suo bel piedino sulla mia patta dei pantaloni. Me la massaggiava forte, molto forte.

Quel tanto che le afferrai il piede per fermarla, altrimenti sentivo che da lì a poco sarei venuto.

Quindi la ricambiai. Mi guardai intorno, nessuno che guardava, questa volta le misi io il piede in mezzo alle cosce e poi risalii fino alla sua fica. Che sentii letteralmente fradicia, mentre lei mi guardava tremando.

A quel punto vidi lì vicino al locale un parcheggio con qualche albero, e molta ombra.

Eravamo già pronti almeno per scaricarci tutto il desiderio accumulato fino a quel momento.

Le indicai dove saremmo andati, mentre ancora la masturbavo con il piede e lei continuava a tremare.

Pochi secondi ed eravamo lì. Soli. Qualcuno ogni tanto passava, ma solo ogni tanto, ed eravamo in una posizione tale da poterli vedere in tempo prima che passassero vicino a noi.

“Prima tocca a me, poi lo faccio a te. Va bene?”

Lei, con una voce quasi roca e tremolante: “Si fallo subito”.

Le presi velocemente la testa mentre continuavo a guardare verso la strada, la feci inginocchiare davanti a me, tirai fuori il cazzo, diventato duro da farmi male e altrettanto velocemente glielo ficcai in bocca.

Tenendole premuta la testa:“Ti prego, succhia forte, succhia”.

Lei lo fece proprio come mi aveva sempre detto durante le nostre conversazioni.

Pochi secondi e iniziai a sborrare.

Un po’ nella sua bocca, ma qualche schizzo colpì anche il suo bel faccino. Proprio in mezzo agli occhi e sulle guance.

Ansimando la osservai bene e lei guardò me, con uno sguardo ancora sconvolto.

“Ora non ti posso lasciare così”.

Non la volevo lasciare senza un orgasmo.

“Mettiti in piedi”.

Mi misi dietro di lei, le infilai la mano destra sotto la gonna mentre continuavo a sorvegliare la strada.

Quindi le infilai le dita su per la sua fica, sempre più fradicia.

Meno di un minuto e il suo ansimare divenne un piccolo grido malamente represso.

Altrettanto velocemente tentammo tutti e due di tornare in condizioni normali, rimettendoci a posto i vestiti.

Io: “Questa volta c’è andata bene. Abbiamo rischiato ma….”

Lei, con un timido sorriso”: “ne è valsa la pena”.

Io: “Guarda piuttosto di asciugarti la faccia altrimenti mi sa che rischiamo ancora”.

Lei: “Ossignore……dammi subito un fazzoletto, ti prego. Devo salire sul treno”.

Fortunatamente le nostre conversazioni, le nostre idee su come l’avremmo fatto, mi avevano reso abbastanza lungimirante. Mi ero portato un fazzoletto che sembrava un asciugamano.

“La prossima volta però ti voglio vedere a lungo così come sei ora e senza necessità di asciugarti”.

lunedì 16 novembre 2015

Incontro d'estate (parte 5°)



Finalmente ero riuscito ad avere la gratificazione della sua bocca piena del mio seme caldo.
Un piacere intensissimo, tanto che una volta svuotato del mio liquido, o quasi svuotato, fui costretto a chinare la testa in basso, come al termine di una corsa a perdifiato.  E, se non ricordo male, mi persi  in gran parte lo spettacolo del suo viso subito dopo aver preso lo sperma e il momento in cui la lasciò sbrodolare dalla bocca fino ai seni. Ero esausto e forse solo per quel motivo non continuai a toccarla. In realtà, una volta ripreso fiato la continuai a guardare intensamente, ansimando, nutrendomi della sua eccitazione ancora non del tutto soddisfatta. Mi feci forza e mi dissi di aspettare prima di tornare su di lei e di sfogare le mie ulteriori fantasie.
Le feci un sorriso che in quel momento forse risultò una specie di ghigno pieno di sarcasmo.
Una carezza sul suo viso ancora ansimante e spaurito - sì mi guardava con un misto di timore e di desiderio - e le dissi di aspettarmi lì. Ci saremmo fatti una doccia, riposati un po' e poi….
Ci ripulimmo dei rispettivi umori, prima io - sì non fui molto cavaliere - e poi lei, lanciandoci qualche sorriso e stando un po' a distanza, come se ci studiassimo in attesa di chissà cosa.
Tutti e due in silenzio, io bevevo un po', così lei, seduti sulle poltrone e coperti appena dagli asciugamani.
Così poco coperti che le bastò voltarsi un attimo per scoprire il suo culo roseo.
Fu in quel momento che ruppi il silenzio. Un silenzio che ormai non era più imbarazzato ma che prometteva ancora un intenso scambio di piacere.
- Io e te dobbiamo finire qualcosa e faresti bene a darmi il tuo buchino stretto. Che ne dici?
Non mi rispose e si limitò a fissarmi e a dirigere il suo sguardo dritto nei miei occhi. Rimase ancora in silenzio e iniziò a fare lentamente sì con la testa. Serissima e sempre fissandomi negli occhi.
A quel punto la fatica fisica era scomparsa, era evidentemente terminato il cosiddetto "periodo refrattario", mi avvicinai contro di lei al punto di premermi forte contro il suo seno. Continuando a guardarci negli occhi, le dissi con un sorrisino: - allora ti tocca.
Velocemente le afferrai le braccia, la girai contro il tavolo lì vicino e, mettendomi dietro di lei, le divaricai le gambe con le mie spingendola davanti fino a bloccarla.
Baci e lingua sulla nuca mentre mi strusciavo furiosamente. Poi le presi il viso, le infilai la lingua in bocca e mentre le mie mani le allargavano le cosce e le natiche, le dissi di stare ferma.
Mi chinai un attimo sulla rosellina ormai tutta divaricata e ci sputai sopra per tre volte.  Le dissi ancora di stare ferma perché ora l'avrei inculata.
E così feci. Presi il cazzo in mano, ormai tornato durissimo, e lo appoggiai subito contro il buchino stretto. Un respiro profondo e affondai piano, facendomi forza per non spingere troppo violentemente. E poi sempre più giù mentre quel mio cazzo duro veniva avvolto stretto da una carne che sentivo tremare, mentre lei respirava sempre più forte e diceva tra i denti qualcosa di incomprensibile, come fosse rabbiosa.
Sempre più giù, sempre più dentro e poi una volta avvolto completamente iniziai a fare su e giù. Le stavo scopando il culo con forza mentre intanto le stringevo i seni e poi facevo scorrere le mani contro i suoi fianchi e poi andavo a masturbarle la fica. Lei intanto - lo sentivo - tentava di divaricarsi ancor di più nonostante i miei colpi e mi premeva dietro come per accoglierlo ancora più in fondo.
Non ricordo bene per quanto andammo avanti. Non credo per molto, troppa era l'eccitazione.
E poi, senza preavviso, un flusso caldo e bruciante proprio mentre continuavo a spingere con forza dentro di lei, dentro il suo culetto stretto.
Le avevo sborrato nel culo…… ( continua)