venerdì 27 marzo 2026

Questo gioco ci ha preso la mano

 

Ora ti racconto tutto com’è andata. In un certo senso dovrei pure vergognarmi, ma in fondo in fondo sono sempre state cose vissute con piena consapevolezza e non abbiamo fatto male a nessuno.

Mi conosci bene – almeno spero – e sai che ho sempre avuto le mie fissazioni, soprattutto quando  ho avuto a che fare con una donna. E in questo caso, lo ammetto, ho avuto l’opportunità di dare sfogo a tutte le mie piccole perversioni. Ammesso che si possano chiamare perversioni.

In sostanza, dopo molto tempo, forse più di un anno, sono tornato nella chat che tu conosci bene.

Faccio i miei primi approcci, sempre senza esagerare, sempre con un certo stile, anche se perennemente con quel che di piccola marpioneria. Apparentemente innocua.

Insomma, mi imbatto in un nick molto ordinario, ma con una descrizione interessante, come se fosse di una donna gentile, ma un po’ inquieta. Contattata, non senza difficoltà, l’impressione mi si è rivelata vera. Ci siamo descritti, ci siamo raccontati un po’ e scopro che lei è sposata, un po’ insoddisfatta sessualmente – anche se non l’ha mai ammesso esplicitamente – probabilmente perché il marito non la dominava come desiderava. Dominazione soltanto in relazione all’atto sessuale.

Anche questa volta ho faticato a farmi dire qualcosa riguardo i suoi desideri sessuali autentici, ma dai e dai – senza troppo assediarla – pian piano si è confessata. E io, da par mio, ne ho approfittato subito.

Non ricordo bene come sia venuto fuori ma questa bella signora – mi aveva fatto vedere una sua foto – era molto ma molto curiosa di sapere come vive una prostituta. Io, di conseguenza,  discutendo di       questa sua curiosità non ho usato il termine prostituta. Con lei ho usato subito il termine puttana e troia. E questo l’ha eccitata immediatamente. Non vedeva l’ora di essere trattata proprio come una puttana.

Da quel momento ho voluto capire meglio dove potevo arrivare e quindi, sempre con molta esitazione da parte sua, siamo passati al sesso virtuale – che, è vero, è triste, ma in certi casi ti apre le porte a qualcosa di ben più consistente.

Sesso in chat, ovvero masturbazione pura e semplice. Con mia richiesta di farlo al telefono o con webcam.

Inizialmente non ne voleva sapere. Poi con un sesso virtuale sempre più osceno, più duro, si è decisa almeno a farlo telefonicamente. Aveva una bellissima voce e più le dicevo oscenità lei mi rispondeva, ansimando sempre di più.

Ovviamente la virtualità non mi bastava. Deve essere la premessa a qualcosa di più. Ricordando la sua curiosità sulla vita delle puttane, le feci la proposta: “E se facessimo il gioco della puttana? Vengo dalle tue parti, mi porto dietro minimo 50 euro e appena ti vedo ci appartiamo. Tu mi fai – minimo – una sega, e ti do le 50 euro. Ci stai?”.

Una donna qualsiasi si sarebbe offesa a morte, ma – era intuibile – lei per niente. Anzi non aspettava altro che fare il gioco della puttana. Non perché fosse una puttana, ma perché voleva farsi dominare.

Fissammo un sabato, quando sapeva di non avere il marito tra i piedi.

Presi il treno la mattina presto e mi presentai in stazione, ovviamente eccitato ma anche un po’ preoccupato che l’aspetto reale di questa signora non fosse come la bella donna che avevo visto in foto.

La vidi da lontano e tirai un sospiro di sollievo. Era anche più bella. Un bel viso, un corpo forse leggermente appesantito ma pur sempre scopabilissimo.

Presentazione con un sorriso – lei appena accennato, si vedeva il suo imbarazzo estremo – e poi subito le dissi: “ti offro volentieri un aperitivo o un caffè, ma prima abbiamo qualcosa da fare, vero?”.

Lei serissima, annuì e mi indicò la sua auto. Ci affrettammo ad entrare.

“Sono 50 euro per una sega, vero?”.

Lei rimase zitta, annuì, mi guardò seria seria. Poi, visibilmente agitata, mi mise la mano sulla patta dei pantaloni e sentì subito il mio cazzo pulsante.

Da lì a farmi un’autentica sega fu un attimo. Tutti e due stavamo attenti che nessuno ci guardasse, gli sguardi andavano all’esterno e poi tornavano al mio cazzo e alla sua mano, che andava su e giù sempre più forte. Fino agli schizzi finali, abbondanti che sporcarono sia i miei che i suoi pantaloni.

Un gran bell’orgasmo. Al che, sorridendo, le dissi: “però quanto spreco. Sarebbe stato molto meglio che la mia sborra fosse finita sul quel tuo bel faccino”. Lei: “effettivamente….”.

Poi uscimmo dall’auto seri seri, parlando del più e del meno, con meno imbarazzo rispetto a prima. Ma il tuo “effettivamente” mi era risuonato moltissimo. Tanto che al momento dei saluti le dissi: “Quel tuo effettivamente quando ti ho parlato della mia sborra sulla tua faccia mi è piaciuto molto, lo sai? Anzi mi ha proprio eccitato. Quindi sarà il caso di riparlarne”. Lei mi congedò con un sorriso. E nei giorni successivi ne riparlammo.

Lei, pur dopo il gioco della puttana, come ancora chiamavamo quella gran porcata che avevamo combinato, aveva sempre un atteggiamento riservato, paradossalmente quasi pudico. Fin tanto non ci scatenavamo al telefono.

Atteggiamento che però non la sottrasse al nuovo gioco. Gioco che questa volta richiedeva non soltanto 50 euro e una sega, ma qualcosa di più: la sborrata in piena faccia.

Tornai nella sua cittadina, due settimane dopo. Era un tempo da lupi, faceva freddo, pioveva e quindi appena la vidi ci rifugiammo subito nella sua auto. Questa volta però il gioco richiedeva una privacy ancora maggiore e quindi ci allontanammo di più dal centro abitato.

Ci siamo fermati in uno spiazzo, forse usato da altre coppie e quindi tornò subito a farmi una sega col mio cazzo che  rispetto la prima volta sembrava ancora più duro. Forse perché sapevo quello che le avrei fatto. Le dissi – ansimando sempre più forte – visto  continuava a segarmi: “Ora però tocca alla bocca e poi alla tua faccia”.

Così le misi la mano sulla nuca, le feci piegare la testa e lei obbediente, iniziò a succhiarmelo, inizialmente come incerta e poi sempre più forte, sempre di più.

Sentivo che stavo per venire, le tolsi il cazzo dalla sua bocca, al punto che la saliva si rovesciò sul suo vestito: “Ora abbassati e vieni verso di me, subito”. Mi alzai un po’, presi il cazzo in mano e lo misi di fronte al suo viso. Rosso, ansimante, serissimo, quasi impaurito.

E sborrai. Uno, due, tre schizzi. La presero in pieno sulla fronte, sulle guancie e uno le attraversò la bocca fino al naso.

Fu uno spettacolo vederla così. Dipinta del mio sperma bianco, mentre stava lì immobile ancora ansimando.

Le dissi: “Stai ferma voglio vederti così per un po’”. Lei annui, con gli occhi chiusi. Visto che altrimenti le sarebbe entrato dentro un fiotto di crema biancastra.

Poi, anche se vederla sborrata tutta in faccia continuava ad eccitarmi: “Va bene dai, non posso esagerare, dai pulisciti. Però trattata così da puttana, sei un dipinto bellissimo. Mi chiedo come saresti se fossero intervenuti anche altri pittori nel fare l’affresco”.

Lei a queste parole improvvisamente sorrise.

Poi tornammo verso la stazioni, senza troppo parlare, visto che lei non era mai stata troppo loquace.

Ci congedammo con un’altra mia provocazione: “Guarda che quando ho parlato dei pittori e dell’affresco parlavo seriamente. Sarebbe molto eccitante se ci fossero altri a sborrarti in faccia. Ovviamente oltre me. Che ne dici?”.

Lei mi lasciò con un “vedremo”.

Secondo me questo gioco della puttana ci ha preso la mano.

Che dici, sarà il caso che recluti qualche maschio interessato a ricoprirle la faccia?

sabato 20 dicembre 2025

"Prima tocca a me, poi lo faccio a te"

 

Ero arrivato col treno a Roma soltanto per incontrarla, per non più di un’ora. Mi aveva avvisato poco prima. Aveva appena terminato una visita a parenti e anche lei non poteva rimanere in città a lungo, era di passaggio, non aveva preso nessuna camera d’albergo, e quindi così di fretta, senza la possibilità di appartarci da qualche parte cosa avremmo potuto fare?

Probabilmente poco o nulla. Ma meglio poco, pochissimo piuttosto che continuare ancora a massacrarci di masturbazioni telefoniche o, se andava bene, guardandoci in video.

Lei sempre una donna carina, impeccabile, distinta, non si sarebbe detto che avesse una natura così disinvolta. Per usare un eufemismo.

Una donna conosciuta in una chat con caratteristiche neanche erotiche, semmai per incontri – in teoria -  di pura amicizia che avevo incontrato di persona soltanto un’altra volta, un anno prima e in situazione talmente pubblica che non avevamo potuto fare altro che promettere, sussurrandoci all’orecchio, le peggio cose.

Purtroppo la distanza delle nostre città e gli impegni familiari di lei non ci avevano mai permesso di concludere tutte le gran porcate che ci raccontavamo da oltre un anno.

Adesso, dopo esserci rivisti per la seconda volta, ci saremmo limitati ancora a sussurrare?

No, anche se non volevo essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico, non era il caso di limitarci.

Poco prima di scendere dal treno le mandai un messaggio: “Fatti trovare in un locale pubblico, tipo tavolino di un bar ma il più lontano possibile dagli altri”. E poi: “immagino tu abbia indossato la gonna come ti avevo detto”.

Lei mi rispose subito e mi disse dove era andata. L’erezione ce l’avevo già, ma quando la rividi ebbi un nuovo spasmo proprio lì, al cazzo.

Io, serio e con sorriso tirato: “Buonasera, quanto tempo….”.

Lei, rossa in volto, anche lei con un sorriso tirato: “E’ vero ne è passato, ma meno male che ci siamo sentiti……”

Il locale l’aveva scelto bene, non era molto affollato e il nostro tavolo era un po’ discosto dagli altri, fortunatamente distratti.

Appena seduti, le nostre gambe sotto il tavolo hanno iniziato a premere le une contro le altre fortissimo. Sempre più forte mentre ci guardavamo senza aprire bocca. Non so bene come fosse il mio viso, ma il suo era paonazzo e le vedevo il respiro sempre più affannato.

Mi limitai a dire: “Adesso però di più”.

Allora lei si tolse velocemente la scarpa e, guardandosi intorno, iniziò a premere il suo bel piedino sulla mia patta dei pantaloni. Me la massaggiava forte, molto forte.

Quel tanto che le afferrai il piede per fermarla, altrimenti sentivo che da lì a poco sarei venuto.

Quindi la ricambiai. Mi guardai intorno, nessuno che guardava, questa volta le misi io il piede in mezzo alle cosce e poi risalii fino alla sua fica. Che sentii letteralmente fradicia, mentre lei mi guardava tremando.

A quel punto vidi lì vicino al locale un parcheggio con qualche albero, e molta ombra.

Eravamo già pronti almeno per scaricarci tutto il desiderio accumulato fino a quel momento.

Le indicai dove saremmo andati, mentre ancora la masturbavo con il piede e lei continuava a tremare.

Pochi secondi ed eravamo lì. Soli. Qualcuno ogni tanto passava, ma solo ogni tanto, ed eravamo in una posizione tale da poterli vedere in tempo prima che passassero vicino a noi.

“Prima tocca a me, poi lo faccio a te. Va bene?”

Lei, con una voce quasi roca e tremolante: “Si fallo subito”.

Le presi velocemente la testa mentre continuavo a guardare verso la strada, la feci inginocchiare davanti a me, tirai fuori il cazzo, diventato duro da farmi male e altrettanto velocemente glielo ficcai in bocca.

Tenendole premuta la testa:“Ti prego, succhia forte, succhia”.

Lei lo fece proprio come mi aveva sempre detto durante le nostre conversazioni.

Pochi secondi e iniziai a sborrare.

Un po’ nella sua bocca, ma qualche schizzo colpì anche il suo bel faccino. Proprio in mezzo agli occhi e sulle guance.

Ansimando la osservai bene e lei guardò me, con uno sguardo ancora sconvolto.

“Ora non ti posso lasciare così”.

Non la volevo lasciare senza un orgasmo.

“Mettiti in piedi”.

Mi misi dietro di lei, le infilai la mano destra sotto la gonna mentre continuavo a sorvegliare la strada.

Quindi le infilai le dita su per la sua fica, sempre più fradicia.

Meno di un minuto e il suo ansimare divenne un piccolo grido malamente represso.

Altrettanto velocemente tentammo tutti e due di tornare in condizioni normali, rimettendoci a posto i vestiti.

Io: “Questa volta c’è andata bene. Abbiamo rischiato ma….”

Lei, con un timido sorriso”: “ne è valsa la pena”.

Io: “Guarda piuttosto di asciugarti la faccia altrimenti mi sa che rischiamo ancora”.

Lei: “Ossignore……dammi subito un fazzoletto, ti prego. Devo salire sul treno”.

Fortunatamente le nostre conversazioni, le nostre idee su come l’avremmo fatto, mi avevano reso abbastanza lungimirante. Mi ero portato un fazzoletto che sembrava un asciugamano.

“La prossima volta però ti voglio vedere a lungo così come sei ora e senza necessità di asciugarti”.

lunedì 16 novembre 2015

Incontro d'estate (parte 5°)



Finalmente ero riuscito ad avere la gratificazione della sua bocca piena del mio seme caldo.
Un piacere intensissimo, tanto che una volta svuotato del mio liquido, o quasi svuotato, fui costretto a chinare la testa in basso, come al termine di una corsa a perdifiato.  E, se non ricordo male, mi persi  in gran parte lo spettacolo del suo viso subito dopo aver preso lo sperma e il momento in cui la lasciò sbrodolare dalla bocca fino ai seni. Ero esausto e forse solo per quel motivo non continuai a toccarla. In realtà, una volta ripreso fiato la continuai a guardare intensamente, ansimando, nutrendomi della sua eccitazione ancora non del tutto soddisfatta. Mi feci forza e mi dissi di aspettare prima di tornare su di lei e di sfogare le mie ulteriori fantasie.
Le feci un sorriso che in quel momento forse risultò una specie di ghigno pieno di sarcasmo.
Una carezza sul suo viso ancora ansimante e spaurito - sì mi guardava con un misto di timore e di desiderio - e le dissi di aspettarmi lì. Ci saremmo fatti una doccia, riposati un po' e poi….
Ci ripulimmo dei rispettivi umori, prima io - sì non fui molto cavaliere - e poi lei, lanciandoci qualche sorriso e stando un po' a distanza, come se ci studiassimo in attesa di chissà cosa.
Tutti e due in silenzio, io bevevo un po', così lei, seduti sulle poltrone e coperti appena dagli asciugamani.
Così poco coperti che le bastò voltarsi un attimo per scoprire il suo culo roseo.
Fu in quel momento che ruppi il silenzio. Un silenzio che ormai non era più imbarazzato ma che prometteva ancora un intenso scambio di piacere.
- Io e te dobbiamo finire qualcosa e faresti bene a darmi il tuo buchino stretto. Che ne dici?
Non mi rispose e si limitò a fissarmi e a dirigere il suo sguardo dritto nei miei occhi. Rimase ancora in silenzio e iniziò a fare lentamente sì con la testa. Serissima e sempre fissandomi negli occhi.
A quel punto la fatica fisica era scomparsa, era evidentemente terminato il cosiddetto "periodo refrattario", mi avvicinai contro di lei al punto di premermi forte contro il suo seno. Continuando a guardarci negli occhi, le dissi con un sorrisino: - allora ti tocca.
Velocemente le afferrai le braccia, la girai contro il tavolo lì vicino e, mettendomi dietro di lei, le divaricai le gambe con le mie spingendola davanti fino a bloccarla.
Baci e lingua sulla nuca mentre mi strusciavo furiosamente. Poi le presi il viso, le infilai la lingua in bocca e mentre le mie mani le allargavano le cosce e le natiche, le dissi di stare ferma.
Mi chinai un attimo sulla rosellina ormai tutta divaricata e ci sputai sopra per tre volte.  Le dissi ancora di stare ferma perché ora l'avrei inculata.
E così feci. Presi il cazzo in mano, ormai tornato durissimo, e lo appoggiai subito contro il buchino stretto. Un respiro profondo e affondai piano, facendomi forza per non spingere troppo violentemente. E poi sempre più giù mentre quel mio cazzo duro veniva avvolto stretto da una carne che sentivo tremare, mentre lei respirava sempre più forte e diceva tra i denti qualcosa di incomprensibile, come fosse rabbiosa.
Sempre più giù, sempre più dentro e poi una volta avvolto completamente iniziai a fare su e giù. Le stavo scopando il culo con forza mentre intanto le stringevo i seni e poi facevo scorrere le mani contro i suoi fianchi e poi andavo a masturbarle la fica. Lei intanto - lo sentivo - tentava di divaricarsi ancor di più nonostante i miei colpi e mi premeva dietro come per accoglierlo ancora più in fondo.
Non ricordo bene per quanto andammo avanti. Non credo per molto, troppa era l'eccitazione.
E poi, senza preavviso, un flusso caldo e bruciante proprio mentre continuavo a spingere con forza dentro di lei, dentro il suo culetto stretto.
Le avevo sborrato nel culo…… ( continua)

domenica 8 marzo 2015

Incontro d'estate (parte 4°)

Un peccato ricominciare tra noi ripetendo cose già fatte. Ovvero la replica pari pari di sesso già praticato. Peraltro mi rimaneva la voglia di ficcarglielo in bocca, cosa da lei rifiutata chissà per quale motivo o tabù ancestrale. Ma avendola vista nuovamente vogliosa di sesso pur dopo la sua frignatina causa facial inaspettato, pensai bene di riprovarci. Quelle lacrime rappresentavano un sentimento reale o erano un piccolo pegno da pagare a dei residui di perbenismo e di educazione repressiva? Era il momento di azzardare una piccola forzatura nonostante quella sua affermazione un po’ spiazzante: “l’ho fatto solo con dei grandi amori”.
Io chiaramente non ero un suo grande amore ma avevo un bel cazzo duro e pulsante di fronte a lei, bello circonciso e pronto per essere succhiato e leccato senza remore. Perché non approfittarne?
Questi pensieri in realtà mi passarono per la mente in pochi secondi e non aspettai che pochi istanti per riprovarci.
Non  fui affatto brutale ma più fermo e deciso rispetto quanto accaduto prima. Non le diedi tempo di riflettere più di tanto sulle sue fisime e con tono perentorio le dissi di mettersi subito in ginocchio davanti a me.
-         “Non fare come prima. Ora che sei sporca di sborra lo puoi fare. Stai ferma e apri la bocca”.
Mi guardò con occhi sbarrati e ansimando, ma questa volta, anche se un po’ esitando, si mise in ginocchio e finalmente socchiuse appena la bocca.
-         “di più”.
Ma non le diedi tempo. Le infilai il mio cazzo nuovamente duro e pulsante dentro la bocca socchiusa e incerta. E iniziai.
Si, le dicevo in continuazione “succhia”, “fammi sentire la saliva”, “dai, la lingua”, e poi prendendole i capelli per immobilizzare la testa iniziai quasi subito a scoparle letteralmente la bocca. Sentivo che il cazzo le arrivava in gola e contro le guance mentre lei provava maldestramente a succhiare, sempre più ansimando. Anzi, mentre lo facevo, vidi che con una mano si toccava la fica e si scopriva il clito con le dita tremanti. Evidentemente la cosa iniziava a piacerle, altro che lacrime.
Le scopavo la bocca e me lo facevo succhiare sentivo la sua lingua avvolgersi sul mio cazzo e vedevo come perdeva la saliva che poi le scendeva sul mento e sul seno.
Andammo avanti così per qualche minuto mentre avevo iniziato a trattarla “male”, da troia.
Usavo le parole per amplificare la mia e la sua voglia.
Io non mi fermavo e lei non accennava a voler smettere. Il mio cazzo era immerso nella sua saliva e brutalizzava le sue mucose orali.
Sentivo che mi rimaveva poco tempo prima di schizzare. La gratificazione di averle visto la faccia imbrattata l’avevo avuta, ora toccava alla bocca, soprattutto dopo che mi aveva detto che non l’avrebbe fatto perché “non ero un suo amore”.
Ora un suo “non amore” invece le avrebbe riempito la bocca di sperma.
Continuavo a pompare e a spingere ritmicamente il bacino in avanti di modo da stantuffarle il cazzo in bocca; e poi ecco le prime contrazioni. Ero lì lì per godere e volevo farlo dentro di lei.
Le dissi, sussurrandole con una voce roca dall’eccitazione: “Ora sborro, prendila e non sputare”.
E iniziai a venire. Uno, due, tre, quattro schizzi che sentii abbondanti e che sparirono dentro la sua bocca avvolta dal mio cazzo, mentre premevo ancora più forte il bacino contro la sua testa.
(continua)


mercoledì 22 gennaio 2014

Incontro d'estate (parte 3°)



Finalmente sentivo il mio cazzo completamente avvolto e stretto dentro di lei, immerso nel suo piacere bagnato. Mi stava cavalcando e mentre le leccavo i seni e i capezzoli spingevo il bacino verso l’alto come ad impalarla meglio, a penetrarla ancora di più. Poi la presi per le natiche contro di me per sentire ancora più attrito mentre la impalavo. Lei intanto farfugliava qualcosa in spagnolo, mi baciava furiosamente mordicchiandomi le labbra, poi si inarcava e alzava gli occhi al cielo e poi di nuovo si gettava su di me spingendosi in basso come per sentirselo sempre più ficcato dentro. Continuammo così per alcuni minuti fino a che sentii la chiara sensazione che da lì  a poco sarei venuto. Quindi ancora alcuni colpi forti dentro di lei mentre la tenevo un po’ distante da me con le mani sui seni, come a volerle vedere il viso eccitato un attimo prima di schizzare fuori il mio piacere. Quella volta fui un po’ temerario nello scopare una sconosciuta senza preservativo e quindi da lì a poco me ne potevo venire in libertà, senza dovermi fermare e senza dover sfilare quel fastidioso guanto di lattice. I vantaggi dell’essere un po’ incoscienti. Ed ecco che proprio quando mi sentivo già fluire i liquidi dentro i canali spermatici, mi rialzai velocemente estraendo quel mio cazzo marmorizzato che fino ad un attimo prima ancora stava ben impiantato dentro la sua fica. Operazione facile visto quanto era fradicia la ragazza. E un istante dopo essere uscito dal suo orifizio ecco che, senza che l’avessi preso in mano o l’avessi orientato da qualche parte, iniziarono a sgorgare brucianti i caldi schizzi di sborra. Fiotti bianchi che le colpirono il ventre, i seni e in parte le raggiunsero la faccia. Schizzi potenti che non credevo potessero colpirla così lontano e che, pur storditi dal piacere, ci lasciarono interdetti. Un attimo per riprendermi da quel momento, da quella scarica di bruciante piacere, e le guardai meglio quel suo volto, rosso, ansimante. Le vedevo leggermente sudato ed anche con qualche traccia bianca di sperma sulla guancia, vicino alle labbra e sulla fronte.
Mi fissò con gli occhi come un po’ smarriti e mi disse nel suo italiano stentato: “non me l’aspettavo”. Io non risposi, mentre prendevo fiato e continuavo a fissarla,  intenzionato a godermi quel volto stravolto e segnato dal mio piacere, tale da potermi presto provocarei una nuova potente erezione. Lei continuò a ripetere: “non me l’aspettavo”. E aggiunse all’improvviso, con un tono ora più lamentoso: “hai visto cosa hai fatto?”-  Indicando con le palme delle mani il suo viso.
Continuai a rimanere in silenzio e a guardarla, fino a che improvvisamente si mise a piangere debolmente: “non me l’aspettavo, non me l’aspettavo”.
A quel punto non sapevo più che cosa fare, sempre eccitato ma adesso anche ulteriormente stupito daquesta sua reazione. Mi limitai ad accarezzarle i capelli, mentre ancora appoggiata sulle mie gambe, teneva la testa rivolta verso il basso: “dai non prendertela, son cose che possono capitare, po passa”. Mentre le dicevo queste parole, un po’ intenerito, un po’ scocciato per la piega che aveva preso la cosa, mi chiedevo però cosa mai fosse capitato di tanto sconvolgente. Gli schizzi improvvisi su di lei, il suo volto leggermente imbrattato del mio sperma o che altro?
Poi all’improvviso, eccola che di nuovo mi fissò negli occhi, come se non fosse più intristita e sconvolta da chissà cosa, mi prende la testa con le mani e mi ficca la lingua in bocca.
Se anche si fosse sentita in qualche modo degradata dal finale spermatico, a quanto pare le passò in un batter d’occhio. E giustamente mi presi la briga di consolarla nuovamente.

venerdì 30 agosto 2013

Incontro d'estate (parte 2°)

“Andiamo di là”, le dissi indicando camera mia . Mi rispose, con un sorriso un po’ timido: - “Si va bene”.
La presi sottobraccio come per non lasciarmela sfuggire e la trascinai sul mio letto, intenzionato a sfogare con lei e dentro di lei la voglia che mi era presa subito fortissima fin da quando l’avevo incontrata sull’autobus e che si era amplificata in maniera esponenziale dal momento che si era mostrata così remissiva e così disposta a seguirmi; sapendo bene cosa le sarebbe capitato. L’idea che lo sapesse, che sapesse a cosa andava incontro, del resto evidente vista la situazione, mi aveva reso più che mai aggressivo.
Seduta sul letto mi guardava fisso e cominciò a spogliarsi velocemente mentre io facevo lo stesso e intanto l’aiutavo a togliersi il reggiseno e gli slip. Un corpicino morbido, seni grandi, culo un po’ pesante pronto ad essere violato.
Mentre ci spogliavamo le infilai la lingua in bocca e poi appena ebbe il seno scoperto le iniziai a succhiare i capezzoli. Il suo respiro già si faceva più affannoso, lo sentivo bene.
“Ora però ti voglio dare un altro tipo di bacio, stenditi”, le dissi serio guardandola fisso negli occhi.
Rimase un attimo interdetta e poi subito si stese sul letto allargando le gambe e dischiudendo appena la sua fica. La ragazza evidentemente aveva già capito di quale bacio si trattava.
Le presi per le gambe allargandole ancora di più, mi avvicinai e poi le infilai le dita nella fica per cercare meglio il clitoride e scoprirlo del tutto, immerso nella peluria nera. Adesso  era tutta dischiusa e letteralmente mi fiondai con la bocca aperta e la lingua di fuori sulla sua fica, leccando sopra il clito, tutto intorno  con dei colpetti anche subito sotto, dove sprofondava quel buco tutto rosa che avrei presto riempito col mio cazzo. Quel cazzo che intanto sentivo pulsare duro e che aveva un gran bisogno di venire avvolto dalla sua carne bagnata.
La ragazza (era stato tutto così veloce che non sapevo nè il suo nome, né di dov’era), stava lì distesa a gambe larghe e  mugolava sempre più forte mentre la leccavo.
Ad un certo punto mi fermai, mi alzai e , prendendolo in mano, con la cappella rosea che non aspettava altro di essere succhiata, lo misi davanti alla sua bocca, dicendole: “Ora tocca a te”. Come risposta strinse la bocca, fece cenno di no e mi rispose: “No no io quello solo a grandi amori”. Rimasi fermo un attimo a guardarla stupito, nonostante tutta la mia eccitazione mi spingesse a fare ben altro. Non ricordo se fui più seccato o più divertito. Forse ambedue le cose. Ma come? Dopo appena dieci, quindici minuti di conoscenza vieni a casa mia, consapevole che avremmo fatto sesso e poi mi dici che non mi fai un pompino perché non sono un tuo grande amore?
Al che, ripreso dalla sorpresa, l’afferrai per i fianchi e, sempre lì sul letto, la girai: “Allora guardiamo se questo lo fai con chi non è un tuo grande amore”. Le divaricai le cosce e da dietro, una volta vista la spacca rosea, la penetrai di brutto, affondando in un buco caldo, morbido, fradicio, avvolgente. E lei si fece fare senza problemi; anzi iniziando a dire qualcosa tra i denti d’incomprensibile, probabilmente in spagnolo, tipo “scopami, spaccami”. Almeno  i “non amori” la potevano scopare da dietro.
Mentre affondavo ritmicamente in quel buco fradicio, tenendola un po’ per i fianchi, un po’ toccandola davanti e prendendola per i capelli, reso più aggressivo dal fatto che mi avesse  negato il pompino, vicino ad un orecchio, a denti stretti, le dissi qualcosa tipo: “Dopo te lo ficco nel culo, lo sai?”.
Come se avesse capito,  quando era ancora lì girata a pecora, voltandosi un attimo e quasi ridendo, mi rispose: “Lo so cosa vuoi fare”. Continuai a scoparla accanito ma nonostante tutto rimasi allibito: vieni qui da me, rifiuti un pompino per ragioni “morali” ma poi te lo fai mettere volentieri nel culo?
Non potevo che prendere atto e prima di soddisfare quella mia potentissima voglia di sodomizzarla, pensai bene di farla venire sopra di me, una delle posizioni che mi hanno sempre più gratificato: penetrazione profonda con la possibilità di usare al meglio le mani e la bocca.
Mi distesi e, con cazzo in mano, le dissi di montarmi sopra. Così fece e, mentre la guardavo, un po’ titubante  su come infilarselo senza crearsi e crearmi problemi, iniziai a sentirla scendere mentre sempre più fradicia mi avvolgeva pian piano il membro duro e pulsante.
Ora ero tutto dentro di lei e insieme iniziammo a muoverci mentre con le mani le stringevo i seni e le succhiavo la lingua….[continua]

sabato 6 luglio 2013

Incontro d'estate (parte 1°)



La scena è più o meno questa: metà agosto molto caldo in una città toscana dentro un autobus non troppo affollato.
Evidentemente con i mezzi pubblici, almeno dal lato sesso, devo avere un particolare feeling perché anche in quell’occasione – e parlo purtroppo di molti anni fa – mi ritrovai ancora una volta, e senza premeditazione, seduto davanti una bella ragazza con aspetto sudamericano.
Autobus semi vuoto che si dirigeva verso casa mia (casa vuota) mentre sia io che lei avevamo calzoni corti, gambe scoperte. Cosa sarà mai successo? Ovviamente l’avete capito.
Le nostre gambe che più o meno casualmente si toccano e – guarda caso – a quel punto non si allontano ed anzi iniziano a premere sempre più forte.
Arrivati al capolinea non scendiamo subito e ci guardiamo negli occhi mentre ancora siamo belli messi comodi con le nostre gambe nude che premono le une sulle altre. La ragazza mi guarda finalmente negli occhi e scoppia in una risata, mentre io mi limito ad un sorriso.
Subito dopo la proposta, secca, senza troppi giri di parole: “Ti va di venire da me, ti offro qualcosa?”.
Quel qualcosa non fu affatto specificato ma credo si intuisse non sarebbe stato semplicemente un liquore o una bibita.
Scendiamo quindi quasi senza dirci nulla e dopo appena cinque minuti siamo a casa mia.
La faccio accomodare in salotto e le offro serio serio davvero un aperitivo con tutti gli annessi e connessi del “come ti chiami”, “cosa fai in Italia” etc etc.
Tempo tre minuti e mi siedo sul divano accanto a lei. Poi d’istinto un bacio accolto senza alcuna remora. Le dico: “andiamo di là?”, indicando la camera da letto.
Non mi risponde neanche, si alza e si infila velocemente lì dentro sedendosi sul letto seria seria e poi guardandomi fisso in volto.
Il resto fa parte inizialmente del mio repertorio, con un altro bacio in bocca e tanta lingua mentre la spoglio e si spoglia freneticamente buttando i vestiti sul pavimento.
Una bella ragazza mora, piccolina, bel viso, atteggiamento timido nonostante questo sesso accolto in tempi così brevi, che da subito mi aveva ispirato una bella leccata di fica. Non so perché in particolare questa ispirazione con lei, malgrado la cosa mi sia sempre piaciuta, e quindi dopo averla baciata in bocca e sui seni abbondanti, ormai scoperti, la feci stendere velocemente sul letto allargandole le gambe. Poi eccomi chinato sulla sua fica con le dita intente ad allargarla ancora di più, a dischiuderla proprio e poi subito a lavorare di lingua. Fradicia, immerso nel suo odore acre ma tutt’altro che sgradevole, alzando gli occhi verso di lei, la sentivo ansimare forte e sussurrare qualcosa di incomprensibile mentre intanto infilavo la mia lingua dentro la sua fica e le avvolgevo veloce il clitoride duro e pulsante. Quasi come a bere il suo succo del piacere. Come “antipasto” la volevo fa venire solo con la mia bocca e sentivo che ci stavo riuscendo anche dopo pochi minuti, mentre intanto il mio cazzo era diventato di marmo e non aspettava altro di entrare dentro di lei….