venerdì 27 marzo 2026

Questo gioco ci ha preso la mano

 

Ora ti racconto tutto com’è andata. In un certo senso dovrei pure vergognarmi, ma in fondo in fondo sono sempre state cose vissute con piena consapevolezza e non abbiamo fatto male a nessuno.

Mi conosci bene – almeno spero – e sai che ho sempre avuto le mie fissazioni, soprattutto quando  ho avuto a che fare con una donna. E in questo caso, lo ammetto, ho avuto l’opportunità di dare sfogo a tutte le mie piccole perversioni. Ammesso che si possano chiamare perversioni.

In sostanza, dopo molto tempo, forse più di un anno, sono tornato nella chat che tu conosci bene.

Faccio i miei primi approcci, sempre senza esagerare, sempre con un certo stile, anche se perennemente con quel che di piccola marpioneria. Apparentemente innocua.

Insomma, mi imbatto in un nick molto ordinario, ma con una descrizione interessante, come se fosse di una donna gentile, ma un po’ inquieta. Contattata, non senza difficoltà, l’impressione mi si è rivelata vera. Ci siamo descritti, ci siamo raccontati un po’ e scopro che lei è sposata, un po’ insoddisfatta sessualmente – anche se non l’ha mai ammesso esplicitamente – probabilmente perché il marito non la dominava come desiderava. Dominazione soltanto in relazione all’atto sessuale.

Anche questa volta ho faticato a farmi dire qualcosa riguardo i suoi desideri sessuali autentici, ma dai e dai – senza troppo assediarla – pian piano si è confessata. E io, da par mio, ne ho approfittato subito.

Non ricordo bene come sia venuto fuori ma questa bella signora – mi aveva fatto vedere una sua foto – era molto ma molto curiosa di sapere come vive una prostituta. Io, di conseguenza,  discutendo di       questa sua curiosità non ho usato il termine prostituta. Con lei ho usato subito il termine puttana e troia. E questo l’ha eccitata immediatamente. Non vedeva l’ora di essere trattata proprio come una puttana.

Da quel momento ho voluto capire meglio dove potevo arrivare e quindi, sempre con molta esitazione da parte sua, siamo passati al sesso virtuale – che, è vero, è triste, ma in certi casi ti apre le porte a qualcosa di ben più consistente.

Sesso in chat, ovvero masturbazione pura e semplice. Con mia richiesta di farlo al telefono o con webcam.

Inizialmente non ne voleva sapere. Poi con un sesso virtuale sempre più osceno, più duro, si è decisa almeno a farlo telefonicamente. Aveva una bellissima voce e più le dicevo oscenità lei mi rispondeva, ansimando sempre di più.

Ovviamente la virtualità non mi bastava. Deve essere la premessa a qualcosa di più. Ricordando la sua curiosità sulla vita delle puttane, le feci la proposta: “E se facessimo il gioco della puttana? Vengo dalle tue parti, mi porto dietro minimo 50 euro e appena ti vedo ci appartiamo. Tu mi fai – minimo – una sega, e ti do le 50 euro. Ci stai?”.

Una donna qualsiasi si sarebbe offesa a morte, ma – era intuibile – lei per niente. Anzi non aspettava altro che fare il gioco della puttana. Non perché fosse una puttana, ma perché voleva farsi dominare.

Fissammo un sabato, quando sapeva di non avere il marito tra i piedi.

Presi il treno la mattina presto e mi presentai in stazione, ovviamente eccitato ma anche un po’ preoccupato che l’aspetto reale di questa signora non fosse come la bella donna che avevo visto in foto.

La vidi da lontano e tirai un sospiro di sollievo. Era anche più bella. Un bel viso, un corpo forse leggermente appesantito ma pur sempre scopabilissimo.

Presentazione con un sorriso – lei appena accennato, si vedeva il suo imbarazzo estremo – e poi subito le dissi: “ti offro volentieri un aperitivo o un caffè, ma prima abbiamo qualcosa da fare, vero?”.

Lei serissima, annuì e mi indicò la sua auto. Ci affrettammo ad entrare.

“Sono 50 euro per una sega, vero?”.

Lei rimase zitta, annuì, mi guardò seria seria. Poi, visibilmente agitata, mi mise la mano sulla patta dei pantaloni e sentì subito il mio cazzo pulsante.

Da lì a farmi un’autentica sega fu un attimo. Tutti e due stavamo attenti che nessuno ci guardasse, gli sguardi andavano all’esterno e poi tornavano al mio cazzo e alla sua mano, che andava su e giù sempre più forte. Fino agli schizzi finali, abbondanti che sporcarono sia i miei che i suoi pantaloni.

Un gran bell’orgasmo. Al che, sorridendo, le dissi: “però quanto spreco. Sarebbe stato molto meglio che la mia sborra fosse finita sul quel tuo bel faccino”. Lei: “effettivamente….”.

Poi uscimmo dall’auto seri seri, parlando del più e del meno, con meno imbarazzo rispetto a prima. Ma il tuo “effettivamente” mi era risuonato moltissimo. Tanto che al momento dei saluti le dissi: “Quel tuo effettivamente quando ti ho parlato della mia sborra sulla tua faccia mi è piaciuto molto, lo sai? Anzi mi ha proprio eccitato. Quindi sarà il caso di riparlarne”. Lei mi congedò con un sorriso. E nei giorni successivi ne riparlammo.

Lei, pur dopo il gioco della puttana, come ancora chiamavamo quella gran porcata che avevamo combinato, aveva sempre un atteggiamento riservato, paradossalmente quasi pudico. Fin tanto non ci scatenavamo al telefono.

Atteggiamento che però non la sottrasse al nuovo gioco. Gioco che questa volta richiedeva non soltanto 50 euro e una sega, ma qualcosa di più: la sborrata in piena faccia.

Tornai nella sua cittadina, due settimane dopo. Era un tempo da lupi, faceva freddo, pioveva e quindi appena la vidi ci rifugiammo subito nella sua auto. Questa volta però il gioco richiedeva una privacy ancora maggiore e quindi ci allontanammo di più dal centro abitato.

Ci siamo fermati in uno spiazzo, forse usato da altre coppie e quindi tornò subito a farmi una sega col mio cazzo che  rispetto la prima volta sembrava ancora più duro. Forse perché sapevo quello che le avrei fatto. Le dissi – ansimando sempre più forte – visto  continuava a segarmi: “Ora però tocca alla bocca e poi alla tua faccia”.

Così le misi la mano sulla nuca, le feci piegare la testa e lei obbediente, iniziò a succhiarmelo, inizialmente come incerta e poi sempre più forte, sempre di più.

Sentivo che stavo per venire, le tolsi il cazzo dalla sua bocca, al punto che la saliva si rovesciò sul suo vestito: “Ora abbassati e vieni verso di me, subito”. Mi alzai un po’, presi il cazzo in mano e lo misi di fronte al suo viso. Rosso, ansimante, serissimo, quasi impaurito.

E sborrai. Uno, due, tre schizzi. La presero in pieno sulla fronte, sulle guancie e uno le attraversò la bocca fino al naso.

Fu uno spettacolo vederla così. Dipinta del mio sperma bianco, mentre stava lì immobile ancora ansimando.

Le dissi: “Stai ferma voglio vederti così per un po’”. Lei annui, con gli occhi chiusi. Visto che altrimenti le sarebbe entrato dentro un fiotto di crema biancastra.

Poi, anche se vederla sborrata tutta in faccia continuava ad eccitarmi: “Va bene dai, non posso esagerare, dai pulisciti. Però trattata così da puttana, sei un dipinto bellissimo. Mi chiedo come saresti se fossero intervenuti anche altri pittori nel fare l’affresco”.

Lei a queste parole improvvisamente sorrise.

Poi tornammo verso la stazioni, senza troppo parlare, visto che lei non era mai stata troppo loquace.

Ci congedammo con un’altra mia provocazione: “Guarda che quando ho parlato dei pittori e dell’affresco parlavo seriamente. Sarebbe molto eccitante se ci fossero altri a sborrarti in faccia. Ovviamente oltre me. Che ne dici?”.

Lei mi lasciò con un “vedremo”.

Secondo me questo gioco della puttana ci ha preso la mano.

Che dici, sarà il caso che recluti qualche maschio interessato a ricoprirle la faccia?

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