La domanda che ti ho fatto era ovviamente retorica. Perché come avrai immaginato da lì a poco, dal momento della spermata sul suo bel viso, lei stessa è tornata sull’argomento. Onestamente non avrei creduto che una donna così timida, inizialmente così ritrosa, alla fine avesse voglia di azzardare tanto. Ma evidentemente una volta abbattuta la diga della decenza, si può non soltanto immaginare di tutto, ma fare proprio tutto.
Questa volta te lo confesso con un certo disagio, ma ti posso confermare che da lì a poco ho pensato seriamente di organizzarle quello che in gergo si chiama bukkake.
Noi, come sai, ci sentivamo un giorno si e un giorno no, al telefono e in videochiamata; e ogni volta si tornava sempre al solito argomento. Sicuramente eccitante, estremamente trasgressivo, ma difficile da organizzare soprattutto se non hai alcuna intenzione ad iscriverti a qualche club per scambisti. Oltretutto lei è sempre stata molto chiara. Ero il io il suo scopatore e gli altri li avrebbe voluti soltanto per offrirmi il suo viso ancor più dipinto. Quindi una complicazione in più. Davanti ad una donna così, chi si sarebbe limitato a regalarle il suo sperma senza avere la tentazione di penetrarla?
Quindi mi diedi da fare per trovare l’eventuale luogo del bukkake – e lo trovai anche in poco tempo nella periferia della mia città, in un luogo abbandonato e fortunatamente nemmeno frequentato da balordi – e soprattutto le persone, si spera, di decente aspetto, che avrebbero avuto il compito di “pitturarla”. Da questo punto di vista i forum dei frequentatori - e ancor più degli aspiranti frequentatori dei privè - mi furono di grande aiuto.
A fronte delle sue fantasie (“almeno dieci”), di affidabili – o almeno tra quelli che immaginavo affidabili - riuscii contattarne tre. Vedendo le loro foto, non mi fecero una grande impressione. Tre persone normalissime, né belle né brutte, uno probabilmente sui sessant’anni, un altro un possibile trentenne; ed infine un ragazzo decisamente molto giovane. Un ragazzino spererei almeno diciottenne. Li sentii telefonicamente e li trovai tutti molto gentili ed altrettanto imbarazzati, anche se erano più che consapevoli di quello che avrebbero dovuto fare.
Imbarazzo che dimostrava anche lei, ma era tale la foia che dimostrava ogni volta che le prospettavo il bukkake, che in qualche modo lo ricacciava dentro di sé.
Quindi organizzai un lunedì nel tardo pomeriggio, uno dei giorni più smorti della settimana, giorno in cui lei, con il solito pretesto, riusciva ad allontanarsi da casa.
I pittori, che tra loro non si conoscevano affatto, sarebbero venuti con le loro auto nel luogo dell’appuntamento, un po’ distanti dalla nostra auto. Di modo da darci tutto il tempo per fare le nostre cose, che questa volta sarebbero state fatte nei pressi del muretto della struttura. Loro avrebbero guardato a distanza prima di intervenire. Insomma, avevamo assoldato anche dei guardoni. La cosa – farci guardare mentre facevamo sesso - tempo fa avrebbe infastidito sia me che lei, ma questa volta - sarà stato per il giochetto promesso – davvero nessun imbarazzo.
Arrivati con l’auto, ci guardammo intorno. C’erano solo due auto e un motorino, quello del ragazzo, a circa venti metri; e nessun altro.
Ci guardammo seri seri in faccia e poi uscimmo velocemente verso il muretto. Lì, altrettanto velocemente, la presi e iniziai a levarle le mutandine. Rimase nuda sotto, soltanto con la camicetta tutta aperta che lasciava scoperti i seni. Fu un attimo penetrarla contro il muro. Intanto mentre le penetravo e lei ansimava sempre di più, mi arrivavano le immagini dei tre che, guardandoci, si stavano segando. La scopavo in piedi contro il muro, ma lei si meritava anche altro. La girai con forza e tenendole la testa piegata, le allargai le natiche e le sibilai: “adesso ti tocca dietro, troia”.
Aveva un gran bel culo. Era un culo vergine. Quindi feci un grande sforzo per non spingere troppo. Fu fantastico sentire affondare nel buchino stretto mentre lei si dimenava dicendomi con voce roca: “continua, sfondami, continua”.
Da lì a poco sentii che non avrei resistito a lungo. Mi voltai verso le auto e il motorino, feci un cenno e loro si avvicinarono lentamente. Mentre io, a quel punto, tolsi velocemente il cazzo dal suo buchino e la misi in ginocchio. Lei sapeva cosa sarebbe successo. Prima i miei schizzi che la presero in mezzo agli occhi, sulla fronte e sulla bocca. In quel momento, fui abbastanza lucido da allontanarmi un po’ per far avvicinare il primo pittore. Ero stravolto e lo vidi appena. Il primo, il sessantenne, con lo sguardo fisso nel vuoto, mentre con la mano se lo sbatteva. “Vai”, gli dissi.
Lui con gli occhi sbarrati, quasi zoppicando, incerto, si avvicinò a lei, che era sempre in ginocchio, con gli occhi semi chiusi, e le appoggiò il cazzo un po’ moscio sulla fronte, sgocciolandole il suo sperma. Poi sempre con gli occhi sbarrati si allontanò velocemente guardandola in viso.
Era il turno del trentenne, anche lui con gli occhi sbarrati, ma più aggressivo. Mentre se lo menava, avvicinandosi sempre più, sussurrava “troia ti riempio troia troia”. La prese per i capelli, le piantò il cazzo proprio di fronte alla bocca, un urlo incomprensibile e via altri schizzi la presero in piena faccia. Il trentenne, dopo averla sborrata, a differenza dell’altro più anziano, rimase un bel po’ a guardarla, con uno sguardo ancora tipico di una persona infoiata. Effettivamente vederla così, tutta impiastricciata di una crema biancastra, seria seria, con gli occhi semi chiusi, non avrebbe lasciato indifferente l’uomo più casto e puro della terra.
E poi si presentò il ragazzo, che quasi spinse via il trentenne.
Ragazzo, con sguardo deciso, che si menava altrettanto deciso, senza fare smorfie. E con altrettanta decisione, prendendola per la testa, glielo ficcò in bocca. Venendo così meno alla promessa fatta.
Lei però non lo rifiutò e iniziò a succhiarglielo con altrettanta foga. A quel punto, non sapevo se essere incazzato, geloso o ancor più eccitato. Davvero non sapevo che fare e cosa pensare. Mi limitai a guardarli, fino a quando lui, venendo meno a quel fare da uomo deciso, iniziò a tremare e quasi sussurrando un “vengo vengo”, lo tolse dalla sua bocca proprio mentre partivano gli schizzi, abbondanti, molto abbondanti, che le riempirono la bocca e anche gli occhi e la fronte.
Alla fine vidi tutti e tre, come inebetiti, che osservavano incessantemente la mia lei, con qualcuno che continuava a dire a mezza voce “che troia, che grandissima troia”.
Lei, era rimasta lì ferma, tremante, con gli occhi tutti coperti di sborra. Ma si capiva che non tremava di paura o di freddo o di vergogna. Tremava di piacere.
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